Giuliano Ferrara si è con tutta evidenza pienamente rimesso:
a me personalmente, sincero democratico, non può che far piacere.
So bene di essere tra i pochi, fra gli elettori del centrosinistra (senza trattino), che ne amano
la sulfurea intelligenza e il bello
scrivere (altro mio preferito è il vituperato – dal mainstream - fu Don Gianni da Genova).
Tra ieri e oggi due bordate micidiali: l’una al competitor
elettorale più temuto dalla destra, l’accoppiata Grillo-Casaleggio;
l’altra al probabile premier della
primavera 2013, il buon Pierluigi
Bersani. Entrambe le analisi ciniche
e spietate: l’una sullo sgonfiarsi del fenomeno 5 Stelle, l’altra sulla riconosciuta
mancanza di quid dell’attuale segretario del PD (manco fosse un’Alfano
qualunque!...).
In realtà i due pezzi –utili segnali – parlano della nostra
politica, sprofondata nella morta gora del lerciume locale e dello stallo d’ogni più urgente riforma: da quella delle autonomie
alla legge elettorale, per non dire della imprescindibile riscrittura d’una
Carta che affidi al modello istituzionale francese – il solo che funzioni in
Europa- la soluzione possibile degli agguati a Re Giorgio e, insieme, del suo
supplire vieppiù debordante.
I cinici tecnici son per definizione senz’anima, molto han
fatto e molti dolori han seminato; privi
di legittimazione democratica, sono subentrati al crepuscolo del berlusconismo e
ci han messo una pezza. Nonostante le macerie – o forse proprio per quelle – la
politica deve tornare al suo ruolo di governo. Il punto è: con quale anima? Con
quale “narrazione”? Quale vision, quale disegno può oggi scaldare i cuori e irrorare le menti?
Sb ha raccontato una lunga favola, e infine il Paese si è svegliato con gli incubi;
Vendola ha avviluppato il suo narrare in
una prosa ormai stantìa; Tonino ripropone ancora il Bertoldo della tradizione,
e il Giullare dell’invettiva avvista le prime serie difficoltà. Non basta la
bocciofila del buon padre di famiglia a smuovere le acque, mentre persino Obama
– non fosse per la sua grande Michelle – ridimensiona le attese e naviga a
vista, tra i marosi della crisi.
La brava ministro Cancellieri , con un lapsus rivelatore, ha
detto che loro, i tecnici, sono “
incapaci di vendere sogni”: ciò intendendo
come di un plus, come un carattere concretamente positivo di un’esperienza di
governo.
Ebbene, il primo che tornerà a mostrare d’esser “capace di vendere sogni”
sarà quello che ci tirerà fuori dal fosso ( con Monti garante al Quirinale, off
course).

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