Il blog di Michele Perucci

"Su scolte alle torri guardie armate
attente in silenzio vigilate"
(antico inno comunale di Assisi)

lunedì 24 settembre 2012

Le zampate dell’Elefantino e il bi-sogno della politica


Giuliano Ferrara si è con tutta evidenza pienamente rimesso: a me personalmente, sincero democratico, non può che far piacere.
So bene di essere tra i pochi, fra gli elettori del  centrosinistra (senza trattino), che ne amano la  sulfurea intelligenza e il bello scrivere (altro mio preferito è il vituperato – dal mainstream -  fu Don Gianni da Genova).
Tra ieri e oggi due bordate micidiali: l’una al competitor elettorale più temuto dalla destra, l’accoppiata Grillo-Casaleggio; l’altra al  probabile premier della primavera 2013, il buon Pierluigi Bersani.  Entrambe le analisi ciniche e spietate: l’una sullo sgonfiarsi del fenomeno 5 Stelle, l’altra sulla riconosciuta  mancanza di quid dell’attuale segretario del PD (manco fosse un’Alfano qualunque!...).  
In realtà i due pezzi –utili segnali – parlano della nostra politica, sprofondata nella morta gora del lerciume locale e dello stallo d’ogni  più urgente riforma: da quella delle autonomie alla legge elettorale, per non dire della imprescindibile riscrittura d’una Carta che affidi al modello istituzionale francese – il solo che funzioni in Europa- la soluzione possibile degli agguati a Re Giorgio e, insieme, del suo supplire vieppiù  debordante.

I cinici tecnici son per definizione senz’anima, molto han fatto e molti dolori han seminato;  privi di legittimazione democratica, sono subentrati al crepuscolo del berlusconismo e ci han messo una pezza. Nonostante le macerie – o forse proprio per quelle – la politica deve tornare al suo ruolo di governo. Il punto è: con quale anima? Con quale “narrazione”? Quale vision, quale disegno  può oggi scaldare i cuori e irrorare le menti?


Sb ha raccontato una lunga favola, e infine  il Paese si è svegliato con gli incubi; Vendola ha  avviluppato il suo narrare in una prosa ormai stantìa; Tonino ripropone ancora il Bertoldo della tradizione, e il Giullare dell’invettiva avvista le prime serie difficoltà. Non basta la bocciofila del buon padre di famiglia a smuovere le acque, mentre persino Obama – non fosse per la sua grande Michelle – ridimensiona le attese e naviga a vista, tra i marosi della crisi.

La brava ministro Cancellieri , con un lapsus rivelatore, ha detto che loro, i tecnici, sono “ incapaci di vendere sogni”:  ciò intendendo come di un plus, come un carattere concretamente positivo di un’esperienza di governo.
Ebbene, il primo che tornerà a  mostrare d’esser “capace di vendere sogni” sarà quello che ci tirerà fuori dal fosso ( con Monti garante al Quirinale, off course). 

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